FUTURES Metamorphosis

Metamorphosis riunisce i lavori di sei artisti internazionali selezionati da FUTURES Photography, partner culturale per questo progetto.

 

La mostra collettiva e diffusa indaga il tema della metamorfosi come processo di trasformazione individuale, sociale e ambientale, offrendo uno sguardo plurale sulle tensioni che attraversano il nostro tempo. Dopo essere stata presentata a Fotograf Zone a Praga, al Centre photographique Rouen Normandie, la mostra approda a Torino nell’ambito di EXPOSED Torino Photo Festival in una versione diffusa e inedita, che coinvolge diversi spazi indipendenti della città e che rafforza una rete di collaborazione tra realtà indipendenti e nuove generazioni di autori nella fotografia contemporanea. Successivamente sarà presentata al Robert Capa Contemporary Photography Center di Budapest.

 

La mostra è stata realizzata con il sostegno della piattaforma fotografica europea FUTURES, cofinanziata dal programma Europa creativa dell’Unione Europea.
Il tema è stato sviluppato da un team curatoriale dedicato composto da tre organizzazioni membri della piattaforma: Světlana Malina (Fotograf Zone, Praga, Repubblica Ceca), Emese Mucsi (Robert Capa Contemporary Photography Centre, Budapest, Ungheria) e Raphaëlle Stopin (Centre photographique Rouen Normandie, Francia).

 

Claudia Amatruda at Mucho Mas!

Máté Bartha at Witty Books

Benedetta Casagrande at Almanac

Anna Orlowska at Quartz Studio

Yana Wernicke at Jest

Ada Zielińska at Cripta747

Claudia Amatruda (Foggia, 1995) è un’artista visiva che vive e lavora a Bologna. Dopo la laurea in Fotografia presso la NABA di Milano, ha approfondito la sua ricerca sul rapporto tra corpo, tecnologia e natura attraverso la fotografia, il video, la scultura e l’installazione. Nel 2019 ha pubblicato Naiade, un libro fotografico presentato in scuole e festival per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie invisibili.
Dal 2021, il suo progetto When you hear hoofbeats think of horses, not zebras è stato esposto in Italia, Grecia, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito. Nel 2022 ha ricevuto la Menzione Speciale per la Fotografia Emergente al Premio Francesco Fabbri, e nel 2023 è stata inserita nella lista dei 30 artisti under 30 da Il Giornale dell’Arte. Nel 2024 ha esposto Good Use of my Bad Health a Fotografia Europea a Reggio Emilia, ottenendo una menzione al Premio Luigi Ghirri. Nel 2025 terrà mostre personali presso l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e successivamente al Verzasca Foto Festival in Svizzera. Il suo prossimo libro fotografico sarà pubblicato da RVM Hub entro la fine dell’anno. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private.

Máté Bartha (1987) è un artista con sede a Budapest che opera nel campo della fotografia e del cinema documentario. La sua pratica artistica mira a re-incantare il mondo attraverso la creazione di mondi immaginari, l’impersonificazione e l’elaborazione di mitologie personali e collettive. Bartha fonde interpretazioni simboliche e soggettive dello spazio urbano, considerando la città come un luogo di trasformazione immaginativa. Il suo lavoro combina spesso immagini in posa e documentarie, materiale d’archivio e narrazioni speculative, ed è stato ampiamente pubblicato ed esposto.
Ha conseguito un master in Fotografia (Università d’Arte e Design Moholy-Nagy, 2011) e in Regia di documentari (Università di Arti Teatrali e Cinematografiche, 2016), ed è attualmente dottorando presso il MOME. Il suo primo libro fotografico, Common Nature (2014), ha esplorato l’ambivalenza dello spazio urbano come specchio dell’inconscio. Kontakt (2018), un ritratto dei campi militari giovanili ungheresi, ha vinto il Louis Roederer Discovery Award ai Rencontres d’Arles (2019). Il suo recente lavoro, Anima Mundi, è un’enciclopedia urbana di finzione e ha ricevuto il Premio della Giuria alle Les Boutographies (2024). Il suo progetto in corso, The Dice Man, è un pellegrinaggio fotografico basato sul caso attraverso il lutto, la memoria e lo spazio urbano.

Benedetta Casagrande è un’artista, scrittrice, curatrice e docente che opera nel campo della fotografia. La sua pratica si sviluppa attraverso una ricerca graduale, incentrata sulla lentezza come principio di osservazione, di sintonia, di decelerazione e di costante riposizionamento, nel tentativo di collocare l’esperienza umana del mondo all’interno di reti più ampie di relazioni, tempi e spazi. Considerando la fotografia un mezzo che si basa fondamentalmente sull’incontro con il mondo, Benedetta la utilizza come strumento per entrare in relazione con l’ambiente circostante, coltivando un rapporto con il non-umano. La sua ricerca riflette sulle storie materiali del mezzo fotografico, cercando di collocare la propria pratica con consapevolezza rispetto alle dinamiche di distruzione ambientale e sperimentando pratiche sostenibili. Il suo lavoro è stato esposto in sedi nazionali e internazionali, tra cui PhMuseum, PhotoIreland, Fotografia Europea e Triennale Milano. Ha ricevuto il Premio Luigi Ghirri e il premio FE+SK per il libro, grazie al quale ha pubblicato il suo primo libro fotografico, All things laid dormant (Skinnerboox, 2024). Nel tempo libero lavora come volontaria in un centro di recupero della fauna selvatica.

Anna Orlowska (Opole, Polonia, 1986) è una fotografa e artista visiva. Ha studiato fotografia presso la Scuola Nazionale di Cinema, Televisione e Teatro di Łódź e l’Istituto di Fotografia Creativa dell’Università della Slesia a Opava, e ha ottenuto la borsa di studio Photo Global presso la School of Visual Arts di New York. L’artista utilizza la fotografia per rivelare strati nascosti della storia e il suo condizionamento ideologico, spesso assenti dalle narrazioni ufficiali. Fondendo convenzioni, come il documentario e la messa in scena, mette a nudo miti e leggende nascosti, decostruendo le fantasie sul passato e creando nuove costellazioni di significato. I suoi oggetti fotografici mettono alla prova i confini del mezzo. Orłowska tratta la fotografia come uno strumento di ricerca sul concetto stesso di conoscenza e come un possibile strumento per il lavoro della memoria, entrambi frammentati per natura. La sua pratica si confronta con gli spazi storici e la memoria dei luoghi (ad esempio, il Museo della Terra a Varsavia), cercando modi per rivitalizzarli e riattivarli.

Yana Wernicke (1990) è una fotografa tedesca che vive nei pressi di Francoforte sul Meno. Il suo lavoro si concentra spesso sulla rappresentazione fotografica degli animali e sul rapporto tra esseri umani, natura e altre forme di vita. In collaborazione con il fotografo Jonas Feige, ha sviluppato il progetto Zenker, pubblicato in forma di libro dalla casa editrice Edition Patrick Frey nel 2021. Nel 2023 ha pubblicato il libro Companions with Loose Joints, un ritratto intimo di due giovani donne che hanno instaurato legami profondi con gli animali, esplorando i temi della solitudine delle specie e della connessione tra specie diverse.

Ada Zielińska
Sono un artista visiva che lavora principalmente con la fotografia, il video e l’installazione. Il mio principale ambito di interesse ruota attorno all’idea della distruzione intesa come prerequisito per la rinascita; in questo senso, la mia pratica funge da particolare forma di autoterapia. Il mio approccio creativo si concentra su eventi catastrofici, sia vissuti nella vita reale che messi in scena – non solo per documentarli, ma per esplorarne l’estetica e le emozioni che suscitano. Attingendo al concetto di post-fotografia, cerco di estendere lo stesso approccio al mio pubblico, creando intenzionalmente l’ambiente più fotogenico possibile. Questo invita lo spettatore a provare ed esplorare l’estetica e le emozioni evocate dal mio lavoro.